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“DAL GIULLARE AL MENESTRELLO”

Ciò che mi preme sottolineare di questo 2016 è la scomparsa del grande Dario Fo, avvenuta il 13 ottobre scorso all’età di 90 anni. Cito subito il Grande Roberto Benigni: “ E’ una grande perdita la morte di Dario Fo, un attore straordinario, innovativo, inimitabile. Un orgoglio del nostro Paese. Tutti gli dobbiamo qualcosa”.

Anch’io, personalmente, gli devo qualcosa: ho avuto in passato l’onore e il privilegio di conoscerlo, perché ospite di una sfilata di moda organizzata da me e dal mio team nel lontano 2008. Conoscere un personaggio di tale spessore è stata un’esperienza surreale.

A volte pensi ai grandi geni o ai grandi miti della tua epoca come entità quasi astratte, inavvicinabili. Il contatto dal vivo con Dario Fo, l’interagire con lui, il conversare come se fossimo conoscenti, se non addirittura amici … insomma, una persona veramente umile, con una classe che inequivocabilmente sprizzava dal suo sguardo, gesti, movimenti, battute ironiche e sagaci … da tutti i pori della sua essenza …

Egli rimane nel mio cuore eterno, capace di scalfire il passaggio e l’usura del tempo, non solo per le sue opere incommensurabili, ma soprattutto per quei 10 minuti che mi ha regalato, arricchendo  enormemente la mia persona.

Che altro dire di lui? Artista poliedrico perché scrittore, attore, drammaturgo, ma anche pittore, scenografo e attivista. Egli diceva di sé: “ Mi sono sempre sentito un attore dilettante e un pittore professionista” … in effetti nel backstage della sfilata ha mostrato alcuni disegni di una genialità che lascia senza parole.

Definito “Il Giulllare” perché capace do esprimersi con spontaneità in un linguaggio universale: anche in Giappone lo sapevano comprendere senza conoscere la lingua.

E non dimentichiamo Premio Nobel per la Letteratura nel 97 dopo gli italiani Carducci, Pirandello, Quasimodo e Montale. Da qui il passaggio di testimone “dal Giullare al Menestrello” … sì, perché proprio lo stesso giorno, il 13 ottobre, il Premio Nobel per la Letteratura è stato conferito a Bob Dylan, definito dall’ex Presidente Obama “Il mio poeta preferito”. E’ sorta una polemica su questa assegnazione: perché non a uno scrittore, ma a un musicista, che parlano di se stesso racconta addirittura: “scrivo e pubblico dischi solo perché ho troppe mogli da mantenere!”.

Personalmente non sono d’accordo con questa polemica … perché Bob Dylan non è degno di tale premio, essendo le sue canzoni delle opere d’arte non solo dal punto di vista musicale, ma anche poetico, con un’immensa ricchezza di provocazioni, contenuti metaforici, sensibilità e complessità d’animo?

Discutibile senz’altro la scelta di non ritirare il Premio e il conseguente atteggiamento. Chissà se l’assegno lo ritirerà, viceversa?

Vi lascio con questo spunto di riflessione ….

Progetto realizzato con il contributo di Fondazione Intesa Sanpaolo

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