Pausa caffè – la nuova rubrica con il CD Azimuth

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Shareradio
Media education
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“A volte, quando sei in un posto buio, pensi di essere stato sepolto. Invece sei stato piantato”. Questo è un momento buio. Ma noi vediamo già i primi germogli. Si sente dire spesso che la parola crisi ha la stessa radice della parola opportunità, ma saperlo non implica che l’opportunità venga riconosciuta e colta.

Intorno a questo tema si intrecciano le storie dei ragazzi del Centro Diurno e delle loro educatrici che, invece, hanno provato a trasformare questo periodo così difficile e incerto in un terreno fertile per nuove sperimentazioni.

Così con la collaborazione di Shareradio, il Centro Diurno Azimuth di Comunità Nuova sarà in onda ogni giovedì, a partire dal 23 aprile, alle ore 14,30.

Insieme alle educatrici e Alberto di Shareradio saranno presenti anche gli ospiti con i quali rifletteremo di argomenti diversi, legati alla situazione che stiamo vivendo.

I loro spunti sono importanti, perché provengono da persone che hanno scelto di affrontare un periodo complesso e difficile delle loro vite con un percorso di cambiamento. Un’opportunità che tutti noi potremmo avere e che passa, quasi sempre, attraverso una fase di buio che non è, e non deve diventare, sepoltura.

“Non ti alzi al mattino se non hai un pezzo sul comodino e non vai a dormire se non ne hai un altro a fianco. Vorrei iniziare così questa riflessione per parlare della difficoltà: non avevo più cura di me stessa. L’unica cosa che ho sempre pensato era che molto presto sarei morta di droga, tanto mi sentivo come se non avessi niente da perdere… e così vai sempre più verso il basso fino ad arrivare alle sbarre. In quel momento venire arrestata è stata la cosa migliore che mi potesse capitare. (…) Ma penso che una piantina per crescere bella forte abbia bisogno di acqua, vento, temporale, nuvole e poi sole: solo così diventa bella!” (Morena 38 anni)

“Mi sono sentito come una pianta senza foglie ogni volta che sono finito in carcere negli ultimi anni, ma forse era l’unica cosa che poteva fermarmi. Passati i primi 2 mesi, ritornando lucido e fisicamente a posto, ho sempre cercato di tornare a una vita regolare. Ci sono riuscito per alcuni periodi, ma poi ricadevo sempre. Questa volta ho deciso di cercare un aiuto in più alla mia forza di volontà. Spero sia la volta buona, anche se le cose in questo momento per colpa dell’epidemia di covid-19 non stanno andando come dovrebbero” (Francesco 41 anni)

“Mi viene in mente ai tempi che correvo coi pattini, circa 15 anni fa. Facevamo le gare in squadra e nella nostra c’erano staffettisti, sprinter e fondisti. Io ero uno sprinter e odiavo allenarmi sui percorsi lunghi perché non mi piacevano, ma il giro per il punteggio della squadra lo facevo sempre. A una gara mancavano i fondisti e hanno deciso di spostare me a fare i 10 km. Io non volevo ed ero anche incazzato, perché contemporaneamente c’era anche la mia gara di sprint . L’allenatrice dice che è abbastanza che faccio 10 punti per vincere la gara di punteggio a squadre. 10 punti voleva dire arrivare alla fine tra i primi 15. Mi ricordo la fatica improponibile che ho fatto, non avevo mai concluso la 10 km. Ma quella volta sì e abbiamo vinto il trofeo a squadre.” (Diego 30 anni)

“Avevo speso un macello di soldi, un po’ miei e un po’ dei miei genitori e mi stavo allontanando da tutto, l’unica cosa a cui pensavo era la droga. A un certo punto però, grazie a qualche amico che ha scritto una lettera anonima ai miei e gli ha raccontato che usavo, sono riuscito a parlare e a chiedere aiuto. ” (Mattia 22 anni)

“Succede che il carcere mi fa da vaso e inizio a riflettere su di me. Faccio una fatica enorme a capire perché fossi arrivato a essere la merda che ero, al posto di fare a pugni con gli altri a ‘sto giro mi toccava fare a pugni con me stesso. Lavorando su di me, piano piano, ho conosciuto me. (…) Quando diventi serio davanti alla tua vita, le domande serie te le inizi a fare e iniziano ad avere un peso diverso. Mi ha fatto germogliare l’amor proprio. Sono un po’ troppo per stare buttato su una panchina o in una cantina a drogarmi. Sono pronto a sognare.” (David 22 anni)

“Periodo buio dai 25 ai 32 anni: sempre drogato, mai lucido, innamorato della droga. Poi a 33 anni conosco Tiziana, con lei rinasco un po’, mi fa capire cos’è la famiglia, festeggio compleanni e ricorrenze. Poi l’11 aprile 2014 nasce Francesco, l’unica cosa bella che ho fatto.” (Gianluca 40 anni)

Queste sono alcune delle loro riflessioni, dure ma che non abbiamo voluto censurare, con le quali vogliamo presentarveli.

Per conoscerli e conoscerci meglio basterà sintonizzarsi giovedì 23 aprile su Shareradio per la prima puntata, dedicata all’esperienza della quarantena, alle similitudini e alle differenze con altre forme di isolamento da loro vissute precedentemente, come la reclusione in carcere, gli arresti domiciliari o la vita o in comunità.

Potrete intervenire raccontando il vostro vissuto, le vostre sensazioni in quest’ultimo mese e gli spazi di crescita e di progettazione che si sono aperti. Siamo convinti che ne nascerà un bel confronto positivo e fruttuoso. Potete mandare messaggi o intervenire in diretta chiamando il numero 393 9686541.

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