Dietro i roghi MM una (strana) mano anarchica?

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Shareradio
Cultura metropolitana
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Nella notte del 6 novembre cinque automobili di proprietà di Metropolitana Milanese sono andate a fuoco.
Fin da subito indubbia l’origine dolosa del gesto che ha acceso il parcheggio in via delle Forze Armate dove ha sede lo sportello dedicato agli inquilini delle case popolari che l’azienda gestisce per conto del Comune di Milano.

Il solito turbinio di ipotesi sulla mano ignota si ferma quando quattro giorni dopo su di un sito di riferimento della galassia Anarchica appare una rivendicazione ben precisa: “La notte del 6 novembre 2019 abbiamo incendiato 5 auto di MM in via Forze Armate a Milano perche MM e fra i responsabili degli sgomberi di case. Questa azione e in solidarieta a tutti gli arrestati e indagati dopo lo sgombero dell’asilo occupato a Torino. In solidarieta ai colpiti dalla repressione a Barona in Milano. In solidarieta a tutti i prigionieri.”.

Quindi una presunta mano anarchica. Presunta perché il testo non è firmato da alcuna “cellula” appartenente a tale galassia e porta con sé, come avrete potuto leggere, dei vistosissimi errori grammaticali e anche una storpiatura di denominazione tipica del Quartiere Barona che storicamente tutti i milanesi chiamano “la Barona” e mai chiamerebbero “a Barona in Milano”.

Comunque sia, nel mentre gli inquirenti fanno il loro lavoro, sta a noi giornalisti raccontare alle nostre lettrici e ai nostri lettori con chiarezza dove politicamente questo rogo nasce e cercare, con il beneficio dell’approssimazione, di capire dove eventualmente potrebbe portarci.
Prima di tutto il simbolo: sono cinque le macchine bruciate come sono cinque gli attivisti del Comitato Autonomo Abitanti Barona colpiti il 30 ottobre 2019 da cinque ordinanze cautelari di allontanamento dal comune di Milano (e obbligo di firma) essendo stati accusati di gestione “in stile racket” degli alloggi popolari del loro Quartiere.
Una strana strana storia innescata dalla denuncia di un loro ex aderente, poi allontanato dallo stesso Collettivo in quanto persona violenta. Comunque sia il Giudice per le Indagini Preliminari, dopo pochi giorni, ha revocato il daspo urbano per i cinque militanti mantenendo però l’obbligo di firma. Insomma, una vicenda a livello giuridico poco chiara e ancora veramente tutta aperta.

E questi cinque roghi novembrini di certo non aggiungono chiarezza alla vicenda.
Perché Milano, al netto di qualche scossone estemporaneo, negli ultimi anni non ha mai registrato grosse scosse telluriche a livello di antagonismo politico. Le attività “alla luce del sole” sono sempre le stesse da decenni e, per quanto possiamo notare da profani, quelle sotto la superficie sembrano non aver posto grosse radici come è avvenuto in altre città “calde”, in primis Torino.
In atto – e che va sottolineato con fermezza, non c’entra assolutamente nulla con il rogo – c’è però un tentativo di compattamento tra le frange più “decise” dell’antagonismo meneghino, sospinte proprio da operazioni repressive plateali come appunto quella che ha colpito il Comitato Autonomo Abitanti Barona e pochi mesi fa lo stesso Comitato Abitanti Giambellino Lorenteggio. Un difficile, a tratti sofferto, amalgamarsi che però ha più il sapore del “di necessità virtù” piuttosto che di nascita di un fronte politico unitario o addirittura di massa.
Infatti, sullo sfondo di queste turbolente vicende, la “Milano di Sinistra”, quella che genericamente potrebbe fornire i “numeri” a questi collettivi, è sempre rimasta distante, diffidente, disinteressata e sorda agli appelli, relegando questi militanti a presidi e cortei di massimo poche centinaia di aderenti. Insomma, un fenomeno che seppur guardato a vista dalle Forze dell’Ordine, non ha mai destato particolare interesse sullo scacchiere politico all’ombra della Madonnina.

Le cose sembrano però essere cambiate dopo quel 30 ottobre, quei daspo e l’obbligo di firma. Un’operazione, quella della DIGOS, letta da molti ambienti politici (non solo duri e puri) come un accanimento repressivo sproporzionato e che ha generato il motto virale, subito condiviso sui social, “Ci volevate divisi, ma ci avete moltiplicati”. Figlio legittimo di questo solidarizzare diffuso potrebbe oltretutto essere il Corteo per il Diritto alla Città che il prossimo 30 novembre partirà in Centrale e che promette di portare in piazza numeri interessanti.
Ma allora i roghi delle cinque macchine della MM cosa c’entrano?

Difficile a dirsi. Sicuramente nulla con i Comitati fino a qui citati. Il gesto è un’inedita verticalizzazione assoluta di una tensione che da anni innegabilmente c’è, ma che per modus operandi non rientra nelle tipiche azioni antagoniste della nostra metropoli. Questo strappo così improvviso, così sgrammaticato, così poco milanese, sembra quindi voler rompere “dal fuori” un equilibrio che da anni vige, seppur precario, nella nostra città.

Seneca avrebbe detto “cui prodest?”, a chi giova tutto ciò? Ce lo chiediamo anche noi.
Francesco Bizzini dalla redazione di MAGMAMILANO

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