Io, donna delle caverne che usa ancora i contanti in Cina

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Marta dal futuro
Cultura metropolitana
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Allora, parliamo di soldi. Si, la Cina è bella, è un paese dalle mille contraddizioni, un paese affascinante che mette a repentaglio il tuo equilibrio emotivo facendolo oscillare un giorno no e due sì, tra il catulliano “odi et amo” e il rinogaetanano “ma il cielo è sempre più blu” (anche se blu si fa per dire). Ok, tutto vero, ma di questo ne parleremo un’altra volta.
Adesso, per piacere, parliamo di soldi.

Sì, perché ogni volta che tiro fuori il portafoglio e cerco monetine o banconote (qui sono gli yuan) vengo guardata con la compassione del tipo: “Ah già, poverina. Lei usa ancora i soldi!”. Da un po’ di tempo a questa parte, infatti, la Cina sta rivoluzionando la più tradizionale delle contrattazioni economiche (ovvero lo scambio di denaro contante) e il più moderno uso di carte di credito e bancomat, con il più futuristico “pagamento mobile”. Praticamente il pagamento via cellulare.
Detta così sembra una cosa “da giovani” esperti di informatica, invece non lo è proprio: è una cosa che fanno tutti, dai giovani agli anziani.
Tutti (tranne me).

Come la maggior parte delle cose in Cina, infatti, anche questo metodo rivoluzionario è semplice da capire e praticissimo da usare (sempre tranne per me). I pagamenti di ogni genere, dal Kg di banane alla macchina nuova, vengono effettuati tramite l’App Wechat (che corrisponde al nostro Whatsapp ma con molte più funzioni) e  Alipay, le due App che hanno per ora il monopolio. Si scannerizza dal cellulare il QR code del negozio, si digita la cifra che si deve pagare e il gioco è fatto.

Mai più monetine in tasca, portafoglio da controllare, soldi da toccare, perdere o da cercare. Nemmeno mai più carte o bancomat. Non è solo non usare più i contanti, in fondo anche noi ormai usiamo carte e bancomat, ma l’atto rivoluzionario è che non si usa proprio più nulla! Nemmeno il pos è più utile, se non ancora per qualche straniero, come me, ma a volte è inutile pure per noi forestieri perchè in Cina non accettano proprio tutte le carte. Inoltre, chiunque può aprire un’attività commerciale con un QR code scannerizzabile, in quanto non servono attrezzature per leggere carte di credito o bancomat ma solo un codice.

Quindi, mangi un piatto di ravioli in brodo? Apri l’App, scannerizza il codice, digita il prezzo e tanti saluti.

Compri un gong cha? (il famoso the da passeggio taiwanese), fai la stessa cosa. E così per qualsiasi (e dico qualsiasi) cosa tu abbia intenzione di comprare (anche alle macchinette, per dire).


In Europa di Paesi che stanno andando verso il cashless c’è solo la Svezia, per ora la Cina è l’unico Paese al mondo ad averlo ormai sistematizzato in modo così totalitario in tutto lo Stato.

Detto ciò, è però doveroso un “momento sincerità”:
diciamo che non ho dato particolare attenzione a questo nuovo metodo di pagamento sin da subito. Nel senso, forse con Shareradio avrei potuto condividere ben altro di quello che sto vivendo in questo Paese. La verità, però, è che poi ho cambiato idea. Ho cambiato idea quando, in un giorno di pioggia, mi sono avvicinata a un venditore ambulante per comprare un ombrello e questo, al momento di pagarlo, mi ha mostrato il suo QR code. Eravamo lì per strada, sotto la pioggia. Dovevo dargli 10 yuan ( = 1,25€). E secondo lui avrei dovuto darglieli col cellulare. Ecco, da quel giorno ho guardato meglio per strada e ho visto QR code tra i venditori di fiori nelle custodie delle chitarre di giovani artisti di strada, vicino al cappellino di un mendicante.

Ecco, lì mi sono sentita testimone di qualcosa di grande, di qualcosa di ancora così lontano dal mio modo di vivere e pensare ma che esiste. Una parte del mondo sta andando verso un cambiamento epocale e io ora ci sono dentro. Raccontarlo mi sembrava giusto.

Io, comunque, ai miei studenti ho fatto una bella lezione sugli Euro, i pezzi di carta, i centesimi, i resti ecc. Glieli ho fatti addirittura girare tra i banchi e toccare.
In fondo tra poche settimane saranno in Italia.

 

di Marta Vanzaghi

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